Presentazione de L’araba felice a Mantova

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La Gazzetta di Mantova, MANTOVA, 06 maggio 2016

Mantova, la scrittrice Kati Galli al Baratta con “L’araba felice” L’autrice, ex manager, ora vive a Safaga con il marito egiziano. «Parlerò anche del caso Regeni»

MANTOVA. Perché una donna italiana, con un buon lavoro, lascia il suo Paese per andare a vivere in Egitto, proprio di questi tempi, lasciando tutto? Solo per amore? Non è un azzardo? Kati Galli, che oggi incontrerà il pubblico al Centro Baratta di corso Garibaldi, ha scritto un libro, L’araba felice, un’italiana tra i Mori. E l’autrice si racconta in questa intervista.

Certo non è la prima che sposa un arabo, anche se è più frequente il caso di chi resta in Italia con l’arabo immigrato. Molti matrimoni misti, però, finiscono male.

«I rischi di due culture diverse io e Mahmoud li abbiamo valutati insieme. C’è stato chi mi ha avvertito: senza che te ne accorgi ti troverai con il velo; sposatelo pure, ma non farci figli. E persino: fotocopia il passaporto. Noi il 24 agosto 2015 abbiamo firmato il contratto matrimoniale, previsto dalle nozze islamiche, con le clausole espresse dalla sposa. Io voglio essere l’unica moglie».

È possibile? In Egitto esiste la poligamia.

«È legale, ma riservata a pochi ricchi».

La sua famiglia è cattolica, suo marito è musulmano. E lei?

«Non mi bastano poche righe. Ma avendo tempo ne parlo».

Come e dove ha conosciuto Mahmoud?

«In vacanza sul Mar Rosso, a Safaga, dove ora viviamo. Lui guidava la barca per la barriera corallina. Al mondo arabo mi ero avvicinata prima, per caso: viaggio in Marocco, amicizia con una coppia del Qatar, un Capodanno nel Sahara».

E così i pregiudizi sono evaporati. Ne aveva molti? E cosa ha trovato in Mahmoud?

«Quelli di tutti. Ho trovato più autenticità e meno sovrastrutture mentali, questo si traduce in una certa irruenza emotiva. Sull’uomo arabo cito The road to Mecca: Sentivo che gli Arabi erano rimasti immuni alle intime tensioni e allo stress così peculiari dell’Occidente… Le loro emozioni fluivano senza ostacolo nelle loro azioni».

Lei è cremonese, laureata in lingue alla Cattolica a Brescia, un ottimo curriculum: insegnante di inglese, ricerche di mercato, analisi dati per la grande distribuzione fino alla Golden Lady, di cui ha diretto un negozio a Piacenza ed è poi stata capoarea. E ora?

«Per Mahmoud non sarebbe facile oggi inserirsi in Italia. A Safaga ho ripreso una mia antica passione, la scrittura. È già pronto un secondo libro, Nero oltremare, che è una storia non autobiografica. Voglio creare una ludoteca in inglese per bambini. A Cremona ho insegnato inglese per un anno nelle materne comunali».

Parlerà del caso Regeni?

«Perché no? L’egiziano medio si aspetta, come tutti noi italiani, che l’Italia continui giustamente a pretendere chiarezza per Giulio. Ho scritto il libro, in un momento di forti tensioni mondiali, sperando di favorire la conoscenza o, per dirla con papa Francesco “costruire ponti e non muri”».

Maria Antonietta Filippini