Dove eravamo rimasti?

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Copertina

Ho “latitato” un anno e mezzo per completare il mio nuovo libro, il quarto dopo L’araba felice (un’italiana tra i Mori), Nero oltremare e Garofani di metallo, ma il primo saggio dopo una biografia e due romanzi.

Sentivo che era il momento di dare il mio contributo alla divulgazione culturale in un’Italia che non riconosco più. Da cittadina sospesa tra due paesi (Egitto e Italia) ovvero due mondi (Est ed Ovest), osservo da tempo il mio paese incantato dalle sirene sovraniste, ammaliato dall’uomo forte che punta dritto alla catastrofe mentre rivolge lo sguardo al paradiso finto della miseria umana. Quella di chi ha rinnegato la sua umanità e seminato discordia sociale, ma soprattutto ignorato la Storia, quella con la S maiuscola, quella di ottant’anni fa (praticamente l’altro ieri), quando il nostro belpaese era sepolto sotto un cumulo di macerie, quelle della guerra. Perché stiamo andando in quella direzione, anche se  storditi da “armi di distrazione di massa”, come qualcuno ha definito a turno “il pericolo islamico” e “l’invasione di stranieri”.

Non a caso ho scelto di aprire la prefazione del mio saggio con un omaggio al grande romanziere e saggista romano Carlo Cassola:

«Il più che millenario conflitto tra mussulmani e cristiani (…) fu il primo grande conflitto di comodo che nascose alla gente il conflitto vero. Mussulmani e Cristiani si combattevano in nome di due concezioni del mondo assolutamente analoghe. L’Islam era la Cristianità rovesciata. La crociata dei Cristiani era l’esatto rovescio della guerra santa dei Mussulmani. Nell’un caso e nell’altro chi ci andava di mezzo erano i poveri diavoli. Ai quali veniva fatto credere che il vero nemico era al di là del mare, il Turco oppure il Giaurro[1]: l’infedele, insomma; tutti i mali venivano da lui, tutti i beni dai potenti che ti fornivano una protezione (…). In altre parole, l’odio contro gl’infedeli era instillato artificialmente nella gente, in modo da tenerla buona. É una grande invenzione quella del nemico: la gente non si accorge più, il nemico, di averlo in casa»[2].

[1]             Termine dispregiativo con cui venivano definiti i cristiani dai musulmani, specialmente dai turchi.

[2]             C. CASSOLA, La lezione della storia, in Ultima frontiera, BUR, Milano, 1988, p. 300.

Se “l’altro” è il pericolo, siamo tutti potenziali nemici: non solo il nero, il giallo e il rosso, il musulmano, l’ebreo e l’indù, il Rom, il mendicante, e l’immigrato, ma presto anche il nostro vicino di casa che non li odia. Come scrisse Bertolt Brecht:

< Prima di tutti, vennero a prendere gli zingari, ed ero felice perché rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei e non dissi niente perché non mi piacevano.

Poi vennero a prendere gli omosessuali e ne fui sollevato perché mi davano fastidio.

Poi vennero a prendere i comunisti e non dissi niente perché non ero un comunista.

Un giorno vennero a prendere me e non era rimasto nessuno a protestare. >

I cattivi maestri, che tanti tra noi italiani incensano come i nuovi salvatori della patria, hanno in mente un modello di società monocolore (bianca di pelle e nera di fede politica), monoconfessionale (cattolica di nome ma non di fatto), monogender (maschio-alfa e donna con la gonna). E quando tutte le sfumature saranno sbiadite e non sarà rimasto nessuno da odiare tra gli “altri”, ecco che improvvisamente qualcuno tra noi ci insospettirà. Sarà perché legge libri eretici, come quello del tizio che con la prostituta non ci era andato a letto, ma l’aveva ammessa al banchetto dell’amico Simone. Lei non l’aveva scelto quel mestiere, ma vi era stata destinata fin da bambina perché in Palestina, 2000 anni fa, le bambine orfane o schiave non avevano alternativa. Come le nigeriane approdate in Europa con l’illusione di una vita dignitosa, che l’uomo bianco rifiuta nel suo quartiere, ma “certe notti” va a cercare per alleviare la sua miseria.

Siamo tutti l’altro di qualcuno e allora ho deciso di scrivere un libro contro: l’ignoranza innanzitutto, ma anche il pressapochismo, i luoghi comuni, il cinismo, l’ipocrisia, il razzismo e la guerra. Il nostro obiettivo non è convincere il lettore che abbiamo la verità in tasca, al contrario: siamo convinti che la radice del fondamentalismo nasca proprio dalla presunzione di essere gli unici custodi della verità. Ma il fondamentalismo, contrariamente a quanto la narrazione mediatica mainstream ci propone, non ha un solo nome, né una sola patria, né una sola religione.

Nel mio saggio ho esplorato le radici storiche del fondamentalismo e del terrorismo, cioè dell’odio a prescindere,  in tre continenti: Europa, America settentrionale e Asia. Ne ho trovata una comune: l’ignoranza.

Buona lettura!

 

A chi già parla di guerra civile…

 

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Ieri, 09 aprile 2017, l’Egitto è stato scosso da due terribili attentati terroristici in chiese copte delle città di Alessandria e di Tanta. Poiché sui media europei i soliti predicatori d’odio sono subito tornati alla carica, evocando lo spettro della guerra di religione, voglio condividere questa significativa immagine che sta circolando su social qui in Egitto. Sotto la croce cristiana e la mezzaluna islamica avvolte dalla bandiera egiziana la scritta dice: sono egiziano. Ciò significa che chi colpisce uno colpisce tutti, cristiano o musulmano che sia.

Da italiana in quel d’Egitto voglio gridare forte: il terrorismo non ci appartiene, ed è profondamente antitetico allo spirito di un popolo che vuole vivere in pace e far crescere il Paese. Non esiste alcuno scontro di religioni ne’ in Egitto ne’ in Europa, ma esistono persone con un’agenda politica che fanno leva sulla religione per destabilizzare i Paesi. Non cedete alla narrazione mediatica Islam contro Cristianesimo: coloro che strumentalizzano la religione per ingigantire le nostre paure sono gli stessi che sovvenzionano i terroristi con armi e moneta sonante, non esitando a definire i terroristi, in alcuni contesti come quello siriano, ora “combattenti per la libertà” ora “miliziani”. Quanto a certi minuscoli politicanti dell’italico suolo che, per raggranellare un punto di gradimento in più, citano Dante e Papa Ratzinger a sproposito, dico: vergognatevi! Campate sull’ignoranza di chi non conosce la storia e la letteratura per dimostrare che Islam e Cristianesimo sono incompatibili, e vi proponete come paladini dei “valori occidentali”. Quali sono questi valori occidentali che volete difendere con le ruspe e i forconi? La libertà di biascicare qualche luogo comune trito e ritrito davanti ad un boccale di birra? Studiate la storia, leggete i testi sacri delle tre grandi religioni monoteistiche e scoprirete che tutte vantano un’unica origine in Abramo, e che i loro seguaci si salutano con l’augurio della pace: Salaam, Shalom e La pace sia con te. Non esistono valori occidentali e valori orientali, valori islamici e valori cristiani: in un mondo globalizzato nel terrore non possono che esistere semplicemente i valori comuni della convivenza civile e, per i fedeli del monoteismo, un unico Dio.

Dal primo capitolo di Garofani di Metallo…

Mi chiamo Maria José Carvalho. Sono nata il 14 ottobre 1947 a Lisbona, nel quartiere della Mouraria in Rua do Capelã0, una viuzza corta e stretta come ce ne sono tante nel centro storico. Sono cresciuta qui, proprio di fronte alla casa di Maria Severa Onofriana, conosciuta da tutti semplicemente come ‘a Severa’. Dalle finestre di casa mia, al secondo piano, si legge chiaramente la targa che il Comune ha affisso sul muro a memoria della prostituta che incantò mille e un uomo con la sua voce tersa: “in questa casa visse Maria Severa Onofriana, considerata all’epoca l’espressione sublime del Fado. Morì il 30-11-1846 a 26 anni d’età”.

Se hai visitato almeno una volta Lisbona, sarai passato certamente di qua per caso, iniziando a disperare di trovare una via d’uscita dai vicoli dell’Alfama, con i suoi muri malati di umidità verde, le sue eterne impalcature e gli azulejos sbeccati che i turisti si fermano a fotografare. O forse sarai sbucato nella Mouraria con i tuoi compagni di viaggio dietro la tua guida turistica, vi sarete concessi una sosta sulle panchine del Largo da Savera, la piazzetta in cui sbuca la mia via. Avrai bevuto un sorso d’acqua o due per riprenderti dal caldo opprimente dell’estate lusitana, mentre la tua guida ti spiegava che la Severa deliziava i suoi ospiti maschili con canzoni d’amore e di abbandono, di devozione e di nostalgia, accompagnata dalla sua guitarra portuguesa, come quella in marmo che trovi all’ingresso di Rua do Caoelão. Anche se sei un turista distratto, avrai senz’altro letto sul muro: “Rua do Capelão, simbolo da Mouraria, matriz do Fado”.

Ti è piaciuto l’inizio? Continua la lettura del romanzo! Lo trovi sul sito http://www.ereticaedizioni.it

Garofani di metallo: una fiction a sfondo storico con un tocco di noir…

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Un nuovo romanzo: legami familiari sfilacciati e vite che prendono svolte opposte. Gli schiamazzi dei bambini che giocano nei vicoli stretti e umidi del quartiere Mouraria, nel cuore antico di Lisbona. Poi la Rivoluzione dei Garofani: le vite di Ricardo, Roberto e Maria che deragliano dal binario lineare dei giorni spensierati dell’infanzia. Una fiction a fondo storico con un tocco di noir

Leggi la presentazione all’indirizzo:

http://www.recensionilibri.org/2016/10/garofani-di-metallo-kati-galli.html