Dopo “l’araba felice, un’italiana tra i Mori” un nuovo romanzo: una fiction tra Italia e Africa, un mare di emozioni tutt’altro che tranquillo…

Cover Nero oltremare

E’ uscito il nuovo romanzo Nero oltremare, disponibile in libreria e sulle principali piattaforme commerciali elettroniche! Ecco un assaggio dalla quarta di copertina:

“Basta un attimo…e la vita può cambiare irrimediabilmente, drammaticamente, sfortunatamente, ma con lo stesso battito di ciglia del destino può assumere colori sconosciuti e vitali, all’insegna di una nuova esistenza, fortunata, illuminata, bellissima e diversamente piena. Nero oltremare è la storia molto toccante di vite stravolte, a volte per “colpe” altrui, per proprie responsabilità, o semplicemente perché nessuno di noi può sapere cosa realmente ci riserva il domani, ma sarebbe un vero peccato arrendersi ancora prima di scoprirlo, Nero oltremare è la possibilità che ognuno di noi dovrebbe concedersi di essere felice, di realizzarsi, di dare un senso a quella voce che dentro di noi ci urla e che spesso cerchiamo di soffocare. Un libro molto emozionante, capace di risplendere nel suo profondo messaggio di umanità e amore.

Presentazione de L’araba felice a Mantova

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La Gazzetta di Mantova, MANTOVA, 06 maggio 2016

Mantova, la scrittrice Kati Galli al Baratta con “L’araba felice” L’autrice, ex manager, ora vive a Safaga con il marito egiziano. «Parlerò anche del caso Regeni»

MANTOVA. Perché una donna italiana, con un buon lavoro, lascia il suo Paese per andare a vivere in Egitto, proprio di questi tempi, lasciando tutto? Solo per amore? Non è un azzardo? Kati Galli, che oggi incontrerà il pubblico al Centro Baratta di corso Garibaldi, ha scritto un libro, L’araba felice, un’italiana tra i Mori. E l’autrice si racconta in questa intervista.

Certo non è la prima che sposa un arabo, anche se è più frequente il caso di chi resta in Italia con l’arabo immigrato. Molti matrimoni misti, però, finiscono male.

«I rischi di due culture diverse io e Mahmoud li abbiamo valutati insieme. C’è stato chi mi ha avvertito: senza che te ne accorgi ti troverai con il velo; sposatelo pure, ma non farci figli. E persino: fotocopia il passaporto. Noi il 24 agosto 2015 abbiamo firmato il contratto matrimoniale, previsto dalle nozze islamiche, con le clausole espresse dalla sposa. Io voglio essere l’unica moglie».

È possibile? In Egitto esiste la poligamia.

«È legale, ma riservata a pochi ricchi».

La sua famiglia è cattolica, suo marito è musulmano. E lei?

«Non mi bastano poche righe. Ma avendo tempo ne parlo».

Come e dove ha conosciuto Mahmoud?

«In vacanza sul Mar Rosso, a Safaga, dove ora viviamo. Lui guidava la barca per la barriera corallina. Al mondo arabo mi ero avvicinata prima, per caso: viaggio in Marocco, amicizia con una coppia del Qatar, un Capodanno nel Sahara».

E così i pregiudizi sono evaporati. Ne aveva molti? E cosa ha trovato in Mahmoud?

«Quelli di tutti. Ho trovato più autenticità e meno sovrastrutture mentali, questo si traduce in una certa irruenza emotiva. Sull’uomo arabo cito The road to Mecca: Sentivo che gli Arabi erano rimasti immuni alle intime tensioni e allo stress così peculiari dell’Occidente… Le loro emozioni fluivano senza ostacolo nelle loro azioni».

Lei è cremonese, laureata in lingue alla Cattolica a Brescia, un ottimo curriculum: insegnante di inglese, ricerche di mercato, analisi dati per la grande distribuzione fino alla Golden Lady, di cui ha diretto un negozio a Piacenza ed è poi stata capoarea. E ora?

«Per Mahmoud non sarebbe facile oggi inserirsi in Italia. A Safaga ho ripreso una mia antica passione, la scrittura. È già pronto un secondo libro, Nero oltremare, che è una storia non autobiografica. Voglio creare una ludoteca in inglese per bambini. A Cremona ho insegnato inglese per un anno nelle materne comunali».

Parlerà del caso Regeni?

«Perché no? L’egiziano medio si aspetta, come tutti noi italiani, che l’Italia continui giustamente a pretendere chiarezza per Giulio. Ho scritto il libro, in un momento di forti tensioni mondiali, sperando di favorire la conoscenza o, per dirla con papa Francesco “costruire ponti e non muri”».

Maria Antonietta Filippini

Prossimi appuntamenti per conoscere l’Araba felice

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Domenica 08 maggio siete tutti invitati per un aperitivo presso il caffè letterario Primo Piano di Brescia in Via Beccaria 10. Insieme ad altri quattro autori, ognuno con la propria storia, vi presenterò l’araba felice, in un’atmosfera gioiosa accompagnata dalla musica.

Sabato 07 maggio alle ore 16,30 presenterò l’Araba felice presso la Libreria Coop del Centro Commerciale Gran Rondò di Crema in Via La Pira 12.

Vi aspetto anche venerdì 06 maggio alle ore 18,00 nella Sala delle Colonne della Biblioteca Baratta di Mantova in Corso Garibaldi 88. Alla presentazione del libro seguirà un aperitivo arabo.

Open letter to Egyptian President Al-Sisi

Dear Mr President,

I am writing this open letter to you about the outrageous murder of Giulio Regeni, a fellow-national of mine. As the world has come to know, Giulio happened to attract the attention of merciless thugs, who kidnapped and tortured him to death. I didn’t know the guy and I am not acquainted with the content of his research, so I am relying on what the press, both domestic and international, has been disclosing over the last months, as I puzzle over the motive for his murder.

As an Italian citizen, I was more than deeply distressed when the brutal details of his death were let out, and my mind immediately went back to schoolbook memories of some of the darkest pages of last century’s European history. In my schooldays I learned how people were abducted, tortured and finally disposed of under the rule of Hitler in Germany, Mussolini in Italy, Salazar in Portugal…you name it. Then I told myself that Egypt is not the Forties-Italy and that you are not Mussolini, but the elected head of a big country which is struggling to achieve democracy. I could have picked examples of brutality from more recent times ouside Europe, but being European, I constantly remind myself that our constitutional systems were born out of long struggles and at the cost of millions of lives. In Italy, we went through a long season of terror in the Seventies, which shook the thirty or so year-old democracy. But the rule of law finally won. As you have lately stated: “democracy is not built overnight” and, I may add, should never be taken for granted.

At present we Europeans are perhaps in no position to lecture other countries on democracy, given the poor show we are staging against war-refugees, but I want to believe that the tenets of our constitutional states are still strong, and under the rule of law every single human life matters. And Giulio’s life mattered a lot to his family and friends and matters to me now, as investigations into the murder proceed and we all hope that those brutes who killed him are put behind bars after a fair trial, not a quick and uncircumstantial one, because in a constitutional system even the cruellest murderers have a right to be judged fairly.

As our Prime Minister said, we are interested in nothing but the truth, no matter how “embarassing”, and most certainly we are not interested in seeing some poor scapegoat brought to court to appease the people’s outrage.This would no more do justice to Giulio’s memory than the clumsy attempts at settling the case as a “car-accident” or a “mugging” we read about in the early days, despite the clear signs of torture that Giulio’s body bore. Those sad cover-ups equalled killing Giulio for the second time around. Now I don’t know how inquiries will unfold, but I hope in the name of justice and of the long-lasting friendship between Egypt and Italy that Giulio’s soul will be finally laid to rest, be it in a month or a year.

Despite the current tension between the two countries and those people in and outside Egypt who are pointing fingers at the cracks in the system, I still believe that the new course you have inaugurated will finally lead to an “inclusive” democratic set-up that will shake off once and for all the much-used label of dictatorship. I want to believe you are not a dictator and that the ousting of the former government was a revolution and not a coup, although some say I am deluded and will be proved wrong. I think our Prime Minister did well to congratulate you on your election, though this is causing him fierce attacks by some. I also believe that dropping Giulio’s body in broad daylight, on the very same day when an Italian delegation of businessmen was visiting Egypt, points to some vicious attempt to derail the relationship between our countries, and possibly to undermine your public figure.

But let me say this: a strong constitutional system is not afraid of looking inside itself and of addressing sensitive issues within its inner circles, especially when it comes to human rights. If Giulio’s death and the death of some Egyptian citizens who went missing and whose bodies are yet to be found are even loosely linked to some rotten apples in the barrel, I tell you please, let them not spoil the whole bunch. Let me believe that people, Egyptians as well as foreigners, are as safe and protected by the police and the army in Egypt, whose people are warm and welcoming, as they are in my small Italian hometown.

You have a big challenge ahead of you, don’t let us down.

Sham el nessim: la Pasquetta di tutti gli egiziani, cristiani e musulmani, a dispetto dei predicatori d’odio

Mentre il mondo cristiano-cattolico archivia le celebrazioni pasquali per l’anno in corso, la comunità cristiano-copta celebrerà la Pasqua 2016 domenica 01 maggio perchè segue il calendario giuliano e non quello gregoriano, adottato nel mondo occidentale, e ciò è risaputo. Ma forse pochi sanno che in Egitto, Paese a maggioranza musulmana, viene celebrata una festività nazionale tanto da cristiani quanto da musulmani che cade il lunedì successivo alla domenica di Pasqua e che somiglia molto alla Pasquetta cristiana: la festa di Sham el Nessim, che significaannusare l’aria”.

Come nella tradizione occidentale anche la ritualità e il folklore legati alla festività copta affondano le radici nelle celebrazioni della primavera in era pre-cristiana, avendo inglobato elementi pagani sopravvissuti sia alla cristianizzazione romana sia alla successiva islamizzazione araba.

Sham deriva infatti dal nome della stagione di Shamo o Shemu, che nell’antica lingua egizia significava “il rinnovamento della vita” perchè designava i quattro mesi del raccolto, grosso modo da metà marzo a metà luglio, seguiti dalla stagione dell’esondazione del Nilo.

La festa di Sham el Nessim risale almeno a 4.700 anni fa, al periodo precedente la fine della terza Dinastia, e cadeva in corrispondenza dell’equinozio di primavera, che rappresentava la creazione della vita in una civiltà visceralmente legata alla ciclicità del Nilo, dai cui ritmi dipendeva il successo del raccolto. La data esatta della festa veniva annunciata solo la sera precedente perchè legata alle fasi lunari (era necessario avvistare il plenilunio), ed è interessante ricordare che anche la Pasqua cattolica non cade mai nella stessa data perchè corrisponde alla domenica successiva al primo plenilunio primaverile. Altrettanto interessante é osservare che anche le festività religiose musulmane seguono un calendario mobile perchè l’anno islamico é composto da mesi di 29 o 30 giorni, come i cicli lunari, così il mese di Ramadan inizia sempre con l’avvistamento del plenilunio.

E’ cosa nota che l’arrivo della primavera rivestiva un’importanza fondamentale nelle civiltà rurali dell’antichità, e non sorprende che al passaggio dalla morte (l’inverno) alla vita (la primavera) fosse legata una ritualità complessa con intento sia propriziatorio sia celebrativo. Ancora oggi in molti Paesi asiatici come Iran, Turchia, Afghanistan, Azerbaijan e Tajikistan nell’equinozio di primavera cade la festa di Nowruz (“nuovo giorno”), che avrebbe addirittura 15.000 anni e che coincide con il primo giorno del mese di Farvadin del calendario persiano. Gli Iraniani festeggiano Nowruz preparando la tavola (Haft Seen) con sette cibi il cui nome inizia con l’equivalente in lingua farsi del suono /s/, e mettendo il Corano vicino ai piatti per attirare la benedizione di Dio. Come in Occidente, anche in Oriente l’arrivo della primavera è preceduto da approfondite pulizie di casa e, per chi può permetterselo, dall’acquisto di abiti nuovi, come simbolo di rinnovamento.

Non mi dilungherò qui sull’origine pagana di uova e coniglietti pasquali, simboli di fertilità già nell’antica Babilonia (ricordiamo per esempio l’uovo mistico caduto dal cielo nel fiume Eufrate) perchè voglio tornare all’Egitto e alla festa di Sham el Nessim, in cui le uova la fanno da padrone tra i cibi legati alla festa.

Prorio come al giorno d’oggi, anche gli antichi Egizi erano soliti colorare le uova, simbolo dell’universo per la loro forma tondeggiante, e di rinascita sulla terra perchè “gusci che racchiudono la vita”. Le uova venivano poi appese nei templi e regalate agli amici. Molte sono le credenze legate all’uovo nell’antico Egitto: il dio-sole sarebbe nato dall’uovo cosmico, il sole stesso sarebbe stato un uovo deposto ogni giorno da Seb, l’oca celeste.

Ai nostri giorni gli egiziani scrivono dei desideri sui gusci delle uova sode, colorate e decorate: quelle che non vengono consumate nelle “gite fuori porta” vengono appese in cestini nelle case (che hanno sostituito i templi) o sui rami degli alberi, con la speranza che i desideri vengano esauditi.

Qui sul Mar Rosso, dove gli alberi non abbondano, le uova vengono infilate nei cestini da pic-nic e consumate all’aperto in riva al mare con altre ricche pietanze. Il giorno di Sham el Nessim le donne iniziano a riempire i cestini per il pranzo la mattina presto con le primizie di stagione: cipolle verdi, lupini, scalogno e lattuga (qui sul Mar Rosso la lattuga è un lusso che non ci possiamo permettere dato il clima troppo caldo, ma ci consoliamo con la rucola). Nelle città del basso Egitto affacciate sul Mediterraneo, come Alessandria, il l piatto principe del giorno di “Pasquetta” è il fiseekh, il cefalo sotto sale, pescato, lavato e messo sotto sale per 45 giorni in botti di legno: processo che ne garantisce la conservazione fino a sei mesi, ma che non ne attenua l’odore intenso. Qui a Safaga, oltre al cefalo, mangiamo un’infinità di altre varietà di pesce, piatto forte ed economico della dieta della zona, per ovvi motivi.

Qualunque sia il menù del giorno, un rito accomuna tutto il Paese nel giorno di Sham el Nessim: la gita fuori porta, non per “prendere aria”, ma per “annusare l’aria” perchè si crede che nel giorno di Sham el Nessim l’aria abbia un particolare effetto benefico. Per i cittadini del Cairo la tradizione vuole che si faccia un giro in battello sul Nilo o una passeggiata nei bei giardini di Al Azhar o allo zoo di Giza. I cittadini di Alessandria vanno di solito al Palazzo Montazah, uno splendido palazzo in stile misto turco-fiorentino con un parco che vanta centinaia di specie arboree anche rare e che per l’occasione apre i giardini gratuitamente al pubblico.

A Safaga, che fino a circa cinquant’anni fa non era molto altro che deserto attorno ad un porto, non abbiamo particolari attrazioni da visitare, così facciamo la cosa più semplice: attraversiamo la strada e “andiamo al mare”. Ricordo la prima volta che vidi le famiglie (cristiane e musulmane) affollare la spiaggia per la festa due anni fa: sembrava un’istantanea presa da un film italiano Anni ’50. Dalle auto un po’ malandate scendeva sulla spiaggia libera il doppio di persone rispetto alla capacità dei veicoli, più cesti per il pranzo, radio, teli mare, palloni e canotti. E chi più ne ha, più ne metta.

Quel giorno ero sola perchè il mio futuro marito lavorava con una comitiva di turisti: mi sedetti sulla sabbia con le cuffiette dell’i-pad nelle orecchie e non passarono neanche due minuti prima che una ragazza con hijab e abito lungo mi offrisse la metà della sua fetta di baqlawa, un dolce a base di zucchero, miele e frutta secca. Così, senza dire una parola. Mi gustai il baqlawa in silenzio, dato che il mio arabo non andava oltre il “grazie” e “prego” e mi rilassai ad osservare la scena con gli occhi dei turisti europei che dai parapetti degli attigui villaggi turistici sorridevano e fotografavano l’allegra e rumorosa brigata. Non credo sapessero che era la festa di Sham el Nessim, ma sicuramente avranno apprezzato la voglia di stare insieme e divertirsi per celebrare la festa di tutti gli egiziani, in barba a chi, dai pulpiti dei salotti telesivi, divide l’umanità in musulmani e tutto il resto del mondo.

 

L’araba felice, un’italiana tra i Mori

L’araba felice, è un romanzo pubblicato da Albatros:

L’apparenza è quella di un diario di viaggio che mostra uno spaccato della

vita ara ba contemporanea. Seppur decisamente simpatico e scorrevole,

non è su que ste caratteristiche che fa leva l’opera di Kati Galli. Iniziata

come una vacanza per sfuggire al grigiore, sia meteorologico che metaforico,

della sua vita, la scoperta dei pa esi arabi porterà l’autrice a profonde

ri essioni sulla tolleranza (oggi più attuali che mai), sulla guerra e

sulla pace, sugli scambi tra culture, religioni e usanze diverse, riscontrando

anche quanto super cia li e spesso false siano le conoscenze e i luoghi

comuni della mentalità occidentale. E ad arricchire il tutto, come spesso

accade durante un viaggio, la nostra brillante autrice e prota gonista troverà

anche l’amore, visto che l’amore arriva sempre quando meno te lo

aspetti…

Kati G